Andare oltre l’individualismo

Viviamo immersi nella società dell’individualismo. Costretti dal male che ci rattrista, che ci fa sperimentare la solitudine, che ci angoscia. Ma si può andare oltre noi stessi come centro del mondo.


Chi ci conosce ormai da quando ci siamo costituiti come gruppo informale, sa che la nostra forza è l’unione, un unione che neanche il virus covid-19 ha minato.

Anzi questo male, che ha condizionato l’esistenza dell’umanità intera, ci ha fatto riscoprire la forza del nostro gruppo che è al di sopra di ogni forma di individualismo che le circostanze hanno alimentato.

Il gruppo CasaVeraIcona nel giorno della firma dello statuto nella chiesa di S. Agnese ai Danisinni
Il nostro gruppo CasaVeraIcona

Come tutti, abbiamo vissuto tristi e lunghi momenti di separazione, abbiamo risentito dell’isolamento forzato, dei lunghi silenzi, della difficoltà di vivere la disabilità relegati in casa, ma mai abbiamo messo in dubbio l’importanza della nascita ufficiale del nostro gruppo, dell’attenzione al nostro ruolo sociale, soprattutto in un territorio come quello dei Danisinni di Palermo.

Adesso che abbiamo superato il rischio della separazione il nostro compito prende forma: oltre l’individualismo, nella solidarietà, uniti nella fratellanza e pronti ad accogliere.

L’accoglienza come esperienza d’amore

L’accoglienza è nel DNA di chi vive l’esperienza dell’amore, di quello incondizionato, l’esperienza di chi vive la gioia nel dare più che nel ricevere. Vivere per sé stessi è perdersi, dare la propria vita è ritrovarsi ed il bene donato è contagioso e genera altro bene.

L’accoglienza apre l’io davanti il tu e genera la dimensione della relazione che così diventa dono e compito; un compito in cui, come intende il Piccolo Principe, l’uno ‘addomestica’ l’altro e tutti e due ri-nascono a vita nuova. Sì, perché quando nasce una relazione di scambio si è chiamati al cambiamento e l’individualismo non ha più ragione di esistere.

In una relazione di scambio c'è un addomesticare reciproco
Addomesticare l’altro in una relazione di scambio

Ciò che ci rende persone pronte ad accogliere e non individui ripiegati su sé stessi è proprio quel no rivolto all’accusatore che ci fa vivere i sensi di colpa, la tristezza, l’angoscia, la paranoia di vivere con noi stessi, di vivere l’individualismo sterile della società di oggi.

L’individualismo e la Parola di Dio

Nel libro della Genesi della Bibbia c’è un episodio che fa riflettere parecchio sulla situazione dell’uomo nella società odierna e ci pone una questione sulla relazione e sulla responsabilità nei confronti degli altri.

Il riferimento è al dialogo tra Dio e Caino a seguito dell’uccisione di Abele:

Allora il Signore disse a Caino: « Dov’è Abele, tuo fratello? ». Egli rispose: « Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello? ».

La risposta può essere allora rigirata a noi in questi termini: siamo forse i guardiani dei nostri fratelli? O meglio: siamo responsabili dei nostri fratelli?

Dio ci pone difronte la natura della nostra relazione con gli altri
Com’è la relazione con gli altri?

All’atto sconsiderato di invidia di Caino, Dio svela il problema della relazione che arriva fino a noi, immersi come siamo nella società odierna dell’individualismo:

Che relazione viviamo con gli altri? Cosa lasceremo noi agli altri? Qual’è la nostra eredità?

Nel Vangelo secondo Luca troviamo anche la risposta a questi interrogativi quando, nella parabola del buon samaritano, il dottore della Legge volendo ereditare la vita eterna chiede a Gesù chi è il suo prossimo.

Andare oltre l’individualismo

In ognuno di noi di Casa Vera Icona, ma anche in tutti, c’è un po’ dei viandanti che videro e passarono oltre, un po’ del samaritano che vide l’uomo e ne ebbe compassione, gli si fece prossimo, gli fasciò le ferite, se lo caricò e se ne prese cura e un po’ dell’albergatore che accoglie i due e si fida.

Ma in ciascuno di noi che vive la disabilità, c’è certamente anche l’uomo ferito, alle volte persino mezzo morto, privato di tutto pure della sua dignità (e non è forse anche la passione di Gesù che vive in noi?!), datore e bisognoso, allo stesso tempo, di attenzione e di cura.

Ecco che nell’incontro c’è tutto: la relazione, lo scambio, l’ascolto, il dialogo, il cambiamento, la ri-nascita, la cura, l’amore.

Siamo relazione e in questa si dispiega la propria identità perché solo nel confronto con colui che è diverso da noi, con l’altro si costruisce la propria ricchezza.

Come scrive Papa Francesco nella sua Enciclica ‘Fratelli Tutti‘:

Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme.

Allora proviamo a realizzare i nostri sogni insieme, con amore e rispetto reciproco, lasciando alle generazioni future una casa comune di fratellanza sociale.

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